– Tracce che restano 

– Segni tangibili di vecchi ricordi

– Un muro che si apre alla strada che entra e con riservatezza disegna un orto urbano.

-I luoghi, le pietre, i ricordi rimangono gli stessi e i silenzi non attraversano più porte, ormai chiuse.

I Puglia la strada, una volta, entrava – candida e bianca di calce spenta, con i suoi rumori e la sua luce – a dilatare le anguste e spesso buie stanze dei piani terra di case e botteghe fatte di pietra; la casa, a sua volta, si continuava fuori e portava sul selciato odori, rumori, colori e pietre levigate e lucide come quelle all’interno.

Era quel bisogno di prendersi la strada, spazio interno-esterno capace di dilatare gesti angusti di un universo abitativo ricco di stratificazioni e funzioni compresse e complementari, ma era anche, reciprocamente, un entrare della strada nelle case con i suoi attori, i suoi passanti, i suoi rumori.

Una vera appendice esterna degli spazi domestici; una sorta di pianerottolo comune a scala urbana, affollato di personaggi e figure appartenuti all’iconografia del teatro della vita, e il sipario che apriva su questo modo tipicamente mediterraneo di vivere il selciato domestico era u pannett: un leggero e svolazzante panno calato sul varco di ingresso che sugellava il carattere immateriale e indistinto di un confine tra interno e esterno.

Il racconto, per come lo abbiamo conosciuto, si è interrotto da tempo; può riprendersi la sua narrazione solo con un’attualizzazione delle funzioni e in qualche modo anche delle forme, senza però la debole imitazione di qualcosa che purtroppo non è più: antitesi piuttosto che una celata mimesi.

Nel progetto della casa con hortus conclusus le vecchie mura di pietra, per scelta della committenza, tornano ad aprirsi all’esterno e lo fanno rispettando il selciato e un recente silenzio, accogliendo questa volta il cielo blu di Puglia e l’ombra di un ulivo in un Hortus conclusus: nessuna dilatazione degli spazi è oramai più necessaria.

 L’albero portato dagli antichi Greci e un orcio di terracotta saranno i simboli che abiteranno il nostro hortus conclusus.

Nell’orcio di terracotta sul ciglio del muro di cinta, come per il cavallo nell’hortus conclusus di Domenico Paladino a Benevento, si può vedere la storia di una Regione assetata e di quel suo bisogno primario di acqua; non un semplice manufatto di terracotta fra i tanti della tradizione pugliese ma la sarola, elemento ricorrente di una tradizione popolare che qui richiama l’acqua della fonte portata a casa e in esso custodita e tenuta fresca nelle torride estati pugliesi; ad accoglierci nel giardino l’ulivo che come l’ombrello capovolto raccoglie, raduna ma questa volta i ricordi.

Un muro che cinge uno spazio lo racchiude, forse lo protegge ma mai lo apre a nuove visioni. Un hortus conclusus crea un luogo, accoglie pensieri, raccoglie riflessioni e ci porta oltre stando anche sotto l’ombra di un ulivo. U pannett è diventato qui un cancello esile e trasparente preannunciato nella strada da un muro di pietra che invita ad entrare, stare e poi andare via da un luogo che diventa un accampamento dei ricordi. Un racconto questo, fatto di forme attuali con a fianco e/o in aderenza,  la tradizione di una cellula abitativa che si ripete nella tradizione costruttiva dell’edilizia ancestrale, civile e popolare di Casalnuovo, aulica, a volte, solo nel concio in chiave di molti portali piccoli e grandi che come briciole disseminate accompagnano il visitatore  lungo una narrazione silenziosa.

Conclusione con approfondimenti chiave

Un muro che cinge uno spazio lo racchiude, forse lo protegge ma mai lo apre a nuove visioni.

Un hortus conclusus crea un luogo, accoglie pensieri, raccoglie riflessioni e ci porta oltre stando anche sotto l’ombra di un ulivo.

U pannett è diventato qui un cancello esile e trasparente preannunciato nella strada da un muro di pietra che invita ad entrare, stare e poi andare via da un luogo che diventa un accampamento dei ricordi. Un racconto questo, fatto di forme attuali con a fianco e/o in aderenza,  la tradizione di una cellula abitativa che si ripete nella tradizione costruttiva dell’edilizia ancestrale, civile e popolare di Casalnuovo, aulica, a volte, solo nel concio in chiave di molti portali piccoli e grandi che come briciole disseminate accompagnano il visitatore  lungo una narrazione silenziosa.

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